Le ragioni della mancata pubblicazione di questo lavoro sono esposte nell'Introduzione e suffragate da quindici lettere estratte dai carteggi ancora inediti di Rajna e di D'Ancona e procurate in Appendice all'Introduzione: le lettere hanno reso possibile tracciare la genesi e lo sviluppo delle lezioni come delle emozioni del giovane Rajna, a partire dal suggerimento dell'Ascoli fino alla conferenza del D'Ancona su i Precursori di Dante.
Rajna-D’Ancona, carteg. 39 fasc. VI, lettera no LXXXVIII.
Milano, 16 Novembre 1873
Mio Riverito Sig.r Professore,
L’affare mio sta per essere deciso.
Pareva difficile che il Consiglio Superiore potesse occuparsi nella tornata del Novembre delle proposte presentate dall’Accademia, ma le sollecitazioni dell’Ascoli sembra abbiano vinto gli ostacoli. Invece di raccogliere e spedire i titoli si era pensato bastasse farne l’enumerazione, trattandosi di documenti che il Ministero ebbe già per le mani altre volte; si vede che il Relatore non s’è contentato di questo, giacché ieri l’altro ricevetti un telegramma, firmato Scialoia, in cui mi s’invitava a spedir subito tutto ciò che io credessi opportuno per ottenere dal Consiglio un voto favorevole. Tanta premura significa che si credeva possibile la trattazione immediata delle cose accademiche. Il Consiglio Superiore si sarà raccolto quest’oggi; terrà seduta anche domani e doman l’altro; però è a credere che passeranno ben pochi giorni senza che io sappia che cosa abbia ad essere di me. A giudizio dell’Ascoli non dovrebbero sorgere difficoltà.
A Roma Ella avrà saputo anche ciò che io non sapevo ancora quando Le scrissi l’ultima volta. Invece di passare all’Accademia con un doppio incarico, ci andrei come straordinario per le letterature romanze. Quello che appena appena io osavo sperare per un tempo lontano sta dunque per succedere adesso. Può immaginare se non sia contento; ma non posso essere totalmente tranquillo. Avrei voluto prepararmi un po’ meglio al nuovo ufficio; però un anno di riposo che il governo m’avesse concesso di passare all’estero mi sarebbe parso una vera fortuna. Poiché non era possibile ottenerlo e poiché anche per ragioni di famiglia la mia assenza da Milano in quest’anno era poco consigliabile, non titubai un momento e accettai subito l’offerta. Ma ora viene il brutto e ho bisogno di studio e di coraggio per superare il mal passo. Sgraziatamente le mie lezioni sono troppe perché io possa ora prepararmi efficacemente; qualcosa faccio ma assai meno di quello che vorrei e dovrei. S’aggiunga una grandissima penuria di libri. Qualcosa si sta provvedendo, altro si provvederà; per parte mia mi sono messo in condizione di poter spendere con un po’ di larghezza, accettando per quest’anno l’incarico di insegnare gli elementi del greco ai due scolari, che costituiscono la quarta classe ginnasiale al Calchi-Taeggi; ma con tutto questo nei primi mesi non so come l’andrà. Si figuri che le biblioteche di Milano non hanno nemmeno le due opere del Diez sui trovatori; se non altro la traduzione francese della Poésie etc. si sarebbe pur dovuta acquistare. Volere o no, bisognerà dunque che io ricorra anche alla bontà Sua e a quella delle altre persone che non mi credono indegno della loro benevolenza. Per poter domandare con un po’ meno di rossore quest’oggi Le ho spedito in un pacco assicurato i tre volumi dell’Ariosto, il saggio sulla commedia italiana e le notizie del Campari; spero giungeranno sani e salvi, e intanto Le rinnovo mille ringraziamenti. Che cosa mi occorra più propriamente, saprò dire appena abbia fissato il programma, almeno così alla larga; giacché quanto ai particolari sarà impossibile determinarli senza aver sotto gli occhi il materiale.
Prima io credevo che non mi dovesse esser lecito metter piede nel campo italiano; ma m’ingannavo e avrò facoltà di spaziarvi a mio piacere, purché tratti argomenti che si colleghino anche colle altre letterature neolatine. Dovrò fare ogni settimana una lezione pubblica e forse due conferenze. Per la lezione pubblica l’Ascoli stesso ha suggerito un’idea sulla quale vado studiando; gli piacerebbe che prendessi ad esaminare (il contenuto*) la materia della Divina Commedia, mettendo a confronto il nostro poema con tutto ciò che venne preparandolo nel Medio Evo. Dapprincipio ebbi paura di un soggetto come questo; ma poi pensandovi ho cominciato a prenderlo in amore. Voglia dirmi Lei il suo giudizio; non sarà troppo rischiosa per me un’impresa di tal sorta? Se Le paresse che io mi ci potessi avventurare, mi dica di grazia con quali libri Ella mi potrebbe venire in aiuto.
Il 2o volume delle Poésies di Marie de France — il 1o l’ho tuttora presso di me per il Prodesaggio — contiene qualcosa di cui dovrei tener conto. Per la visione di Alberico ho il Dante della Minerva.
Del libro più importante dell’Ozanam quanto allo scopo mio, le biblioteche di Milano hanno solo la traduzione del Molinelli, condotta sulla prima edizione; ma non dispero di riuscire a procurarmi in tempo la seconda originale. Per le conferenze le cose corrono molto più piane; dovrò leggere e far leggere testi, fare un po’ di storia letteraria, esercitare i giovani con qualche lavoro. Ma sarebbe desiderabile che anche queste conferenze si legassero alle lezioni; però uno dei soggetti che mi piacerebbe di trattare sarebbe il poema dell’Intelligenza. Mi pare che anche da solo basterebbe per due o tre mesi di esercitazioni. Avendo saputo dal Camerini che il De Gubernatis rendeva conto della Vita Nuova, ho messo gli occhi sulla Rivista Europea, che non vedevo da molto tempo. Al solito il nostro giudice vuol ficcare il naso anche nelle cose di cui non sa; e però bisognò pure che ridessi di cuore leggendo ciò che egli dice della lezione contastabile. Avrò forse avuto torto di preferirla alla volgata, ma non è men vero che è una scimunitaggine il crederla nata da ciò, che il copista non pronunciasse l’erre! Anche una conoscenza superficiale della fonologia romanza lo avrebbe trattenuto dal sentenziare così a sproposito. E nemmeno c’era bisogno di cotesta conoscenza: giacché anche i dizionarii e gli spogli lessicografici bastavano a fornirgli esempi numerosi di contastare e d’altre forme consimili. Ma di questo ben poco m’importa; invece m’è rincresciuto che la colpa dello sproposito venisse addossata a Lei, mentre è mia tutta quanta. Volevo scrivere due righe di rettificazione; ma poi ho creduto bene di sentire il Suo parere.
Mi dica dunque di grazia come mi abbia a condurre.
Appena mi giunga una notizia ufficiale o >ufficiosa< di ciò che si sta facendo a Roma, mi affretterò a comunicargliela. Ma Ella sarà forse informata d’ogni cosa prima di me, se il prof. Betti avrà preso parte alla seduta del Consiglio. Io aspetto, ma senza troppa impazienza. La paura serve di freno al desiderio. Se c’è mai stato tempo in cui abbia avuto bisogno dei Suoi consigli, dei suoi aiuti, è propriamente questo.
Nella certezza che non mi possano mancare mi raffermo con sensi di viva gratitudine
D’Ancona-Rajna, carteg. 12 fasc. V, lettera no LXXXVIII s.a. [22 novembre 1873].
C.A.
Ebbi il pacco di libri — e siccome era raccomandato non ti scrissi subito per annunziartene il salvo arrivo. Delle tue fortune, meritate del resto, mi congratulo, e appena abbi notizie sicure da comunicarmi, non tardare un momento a farlo.
Un corso sulla materia della Divina Commedia porta necessità di molti libri, e alcuni posso mandarteli io; alcuni non tutti, perché anch’io quest’anno trattando delle Leggende, toccherò di cotesti argomenti speciali. I lavori generali e riassuntivi da doversi consultare sono questi.
1o Ozanam Sources de la D.C. non nella prima forma che fa seguito alla Filos. di D. ed è anche tradotta, ma nella 2a che fa seguito al testo francese dei Poeti francescani. Questo è il Vo volume delle Opere di Ozanam edite da Lecoffre, ma forse si trova da comprare anche a parte. 2o La D.C. avant Dante di Louandre, facile a trovarsi, perché nel vol. della D.C. >e V. ed< in francese della Biblioteca Charpentier. 3o Un saggio di Wright anteposto al Purgatorio di S. Patrizio, e questo posso prestartelo: per gli altri due ingegnati da per te. 4o Le Leggende del Villari che facilmente troverai a Milano. Ci ho poi parecchi testi del Brandano, del Teodulo, del S. Patrizio e simili, dei quali, se occorre, ti darò più precisa indicazione, e alcuni posso anche prestarteli, sempre compatibilmente al bisogno che ne avrò anch’io.
Sull’Intelligenza sarebbe bella e buona cosa fare un lavoro che sbarazzasse il campo da tante carote piantate dal Sacchi, dal Settembrini e compagni. Io ci ho gran materiali in proposito, e te li cederei volentieri: ma sarebbe necessario che discorressimo insieme una mezza giornata, altrimenti per me tanto varrebbe mettermi all’opera, e ridurre in carte tutto quel che mi gira per la testa o ho appuntato in foglietti e fogliettini su codest’argomento. Se tu scegliessi per testo l’Intelligenza, crederei necessario tu facessi precedere una verifica del testo sui codici fiorentini e in tal caso potresti passare da Pisa almeno per una giornata, nelle vacanze di Natale.
Al De Gubernatis non faresti male di scrivere una letterina dicendogli le tue ragioni sull’incontastabile, tanto per fargli capire di non giudicare di quel che non sa. Anche per le mie rappresentazioni fece osservazioni filologiche di egual calibro. Del resto, ti dico che tu la faccia se hai voglia di farla: se no, lascia correre: né metter in conto di eccitamento a scriverla, l’appioppare egli il preteso errore a me anziché a te: io mi sono portate in pace le osservazioni precedenti, e mi piglierei anche questo. Ma se ti piace far un po’ capire all’amico, con buona maniera, che delle cose che non sa non dovrebbe impacciarsi, io non lo disapproverei.
Ora senti parecchie cosette che ho da dirti. Insieme con questa mia riceverai delle carte manoscritte che passerai all’Ascoli. Gli dirai che sono saggio di un poema cesenate, del quale si hanno in manoscritto alcuni canti. L’ebbi tempo fa dal sig. Prof. Fortunato Trombone preside al Liceo di Cesena, al quale egli potrebbe rivolgersi se gli paresse cosa interessante, per aver il testo, o per aver quanto meno notizie sulla progettata pubblicazione del poema.
Di quel Muralto non ti sei altrimenti ricordato. La prima volta che tu vada a Brera, vedi se è vero che contenga brani di poesie politiche popolari del tempo. Dà anche una occhiata a un libro che vedo citato da autori tedeschi cioè Cimarelli Origine e progresso delle belle lettere italiane fino al secolo XV Milano 1845, e se ti paresse un libro ben fatto e con qualche nuova notizia, cercamelo da qualche librajo e mandamelo.
Tu conosci il D’Adda. Tempo fa gli feci dimandare dal Passa [...] se a Milano si trovava la quarta parte d’un poema politico del Cinquecento intitolato Libro di Lautrec che nell’esemplare magliabechiano è mutilo. Mi fece sapere che si trova intero a Parigi. Ma dove? in qual biblioteca? finora le mie ricerche a Parigi sono riuscite inutili, in mancanza di più precise indicazioni.
Conosci o hai modo di penetrare presso il Morbio? Nel suo ultimo pasticcio intitolato Italia e Francia si vanta di esser liberalissimo agli studiosi, ed io avrei bisogno di far copiare un poemetto politico del ’500 ch’egli possiede. S’intende però che tu potresti farmi questo favore a tutto tuo comodo; e anche nell’estate del ’74, finiti cioè i corsi. Ora intanto ti dimando se conosci il Morbio anche perché, non conoscendolo, tu possa trovar modo di avvicinarlo che può esser cosa utile anche a te, essendo possessore di molte rarità.
A giorni nell’Antologia dovrà uscire un mio articolo che spero ti piaccia. E dovrebbe pubblicarsi anche la 1o parte del lavoro sul Novellino nella Romania, che ti manderò.
P.S. Sto in casa infreddato, e perciò non ho potuto andar a vedere se è tornato Delti e quali notizie ha portato sul tuo conto. Spero bene: ad ogni modo, ne attendo da te la conferma.
Sai nulla degli affari di Schiepalti? Io avevo notato parecchi libri dei suoi ultimi cataloghi e gli avevo detto di farmene intanto un pacco, che mi avrebbe spedito in Settembre. Poi morì e gli eredi non mi hanno mai risposto. Intanto avrei bisogno dei Lessici Gherardiniani (Voci, e supplemento): sai che altri libri venda allo stesso prezzo ridotto?
Rajna-D’Ancona, carteg. 39 fasc. VI, lettera no LXXXIX.
Milano, 23 Novembre 1873
Mio Riverito Sig.r Professore,
Il Consiglio Superiore ha approvato le proposte: se ne è avuta per telegrafo la notizia ufficiosa, e l’ufficiale non dovrà farsi aspettare. Bisogna dunque che io mi sobbarchi e che procuri di scacciare dalla fantasia i timori. L’insegnamento del greco e del latino l’ho sempre trovato gravoso; ma ora al momento di abbandonarlo, al momento di lasciare la mia nicchia, non ancora abbastanza modesta per non destare gelosie, ma in ogni modo tale che nessuno me ne avrebbe cacciato, provo un vero rammarico e mi domando se accettando il posto che mi si è offerto ho fatto bene oppur male. Tra quindici giorni sarò forse in condizione di rispondere; per adesso il meglio è che guardi alla strada su cui devo camminare senza volgere gli occhi né a destra né a sinistra.
Il mio programma resta quale così in digrosso Le scrissi nell’ultima mia. Che si tratti di qualcuno dei nostri principali monumenti letterari e lo si esamini nei suoi rapporti colle altre letterature e in genere coi monumenti più antichi, è desiderio espresso dal consiglio direttivo; che si principii da Dante è parsa una conseguenza poco meno che necessaria. Le rinnovo dunque le preghiere che già Le ho rivolto. Dovrei cominciare le lezioni quanto prima, e intanto in fatto di libri qui si sta malissimo. Speravo di pescare in qualche modo la seconda edizione dell’Ozanam, ma non mi è riuscito; si potrebbe avere dal Tenca, ma per adesso non credo che sia per lasciar Roma. Un libro che pure mi premerebbe assai sarebbe il Wright: St. Patrik’s Purgatory. Sa ella che il prof. Comparetti lo abbia? Bisogna proprio ch’io faccia lo sfacciato più ancora del solito, e che per questi primi tempi mi rassegni a chiedere a destra e a sinistra. Intanto la biblioteca dell’Accademia si verrà fornendo delle cose più necessarie e anch’io mi procurerò per conto mio i libri che ho bisogno di aver sempre vicini.
Oltre alla lezione avrò tre conferenze di un’ora e mezza. Com’Ella vede, non è poca cosa. In una non farò che compiere lo svolgimento di ciò che nella lezione avrò appena potuto accennare, non risparmiando nemmeno le digressioni, se il tempo non si opporrà; in un’altra attenderò a ricerche monografiche; nella terza leggerò e farò leggere testi francesi e provenzali. Quest’ultima conferenza spero mi sia risparmiata per i primi due o tre mesi: cioè fintanto che gli scolari abbiano avuto nozioni comparative delle due lingue nel corso di linguistica romanza a cui sono obbligati. Quanto alle ricerche monografiche persisterei nell’intenzione di farne argomento l’Intelligenza. Il sistema più proficuo dovrebb’essere, se non m’inganno, di far partecipare i giovani al lavoro, invece di venire nella scuola ad esporre semplicemente le mie idee e risultati ottenuti da me.
Parlo come fossi sicuro del fatto mio, mentre sono poco più che un cieco che tenta di camminare come meglio può. Voglia venirmi Lei in aiuto. Ma anche in mezzo al turbamento in cui mi trovo non posso disconoscere che se saprò profittarne, mi è accaduta una grande fortuna. E questa fortuna io la devo a Lei, giacché è per Lei che io cominciai a occuparmi di letteratura romanzesca, ed è in grazia di quel che ho fatto in quel campo, che si è creduto di trovare in me un professore possibile di letterature neolatine. Auguro a me stesso e a chi mi si è mostrato così benevolo che cotesta credenza non abbia a palesarsi del tutto erronea. Ma se anche le cose mi avessero ad andar male, se anche dovessi accorgermi che le mie spalle non sono fatte per il carico che oso assumermi, non iscorderò mai ciò che devo a Lei.
Rajna-D’Ancona, carteg. 39 fasc. VI lettera no XC, insieme colla lettera preparata per il De Gubernatis in allegato ma da noi non trascritta.
Milano, 24 Novembre 1873
Mio Riverito Sig.r Professore,
Le mando la lettera che avrei preparato per l’amico De Gubernatis. Forse è troppo acerba; ma converrà che è meritata. A ogni modo non voglio spedirgliela senza il Suo admittitur; se Ella crede la riformerò o anche la farò a pezzi; solo bisognerebbe affrettarsi, perché m’immagino che il fascicolo della Rivista sarà lì per uscire.
Del Muralto non m’ero scordato; ma Ella mi aveva detto di comperarlo solo nel caso che lo trovassi su pei muriccioli, e a me riuscì di trovarne unicamente una copia da un libraio. Farò acquisto di quella, se mi parrà che franchi la spesa; ho cercato oggi il libro a Brera, ma al posto non c’è, e bisogna abbia intrapreso qualche viaggio. Come si chiama l’altro autore di cui Ella desidera notizie? Ciecarelli? Cimorelli? Non l’ho saputo leggere, e fino ad ora ho sfogliato inutilmente il catalogo.
Il Morbio non conosco, e se sa che io sono in buone relazioni col D’Adda temo non mi faccia buon viso. Ad ogni modo tenterò di servirla; indubbiamente poi domanderò al D’Adda del poema e mi occuperò dei dizionarii.
Una mia lettera incrociatasi colla Sua carissima Le avrà detto come appunto io desiderassi il Wright, che Ella mi offre. L’Ozanam e il Dante Charpentier ho già commesso, e li avrò prontamente. Del Teodulo mi procurerò almeno l’edizione stampata dal Romagnoli. Faccio anche assegnamento sulla biblioteca Ambrosiana, e per questo mi sono messo di nuovo a spogliare i cataloghi.
Se Le sono grato del resto, immagini quanto abbia ad esserlo per la generosa offerta di cedermi ciò che Ella ha trovato a proposito dell’Intelligenza. Ma purtroppo da Milano non mi potrò muovere; ho il Calchi-Taeggi che per quest’anno mi tiene incatenato. Il daffare è poco e non punto gravoso; ma il legame alla lunga sarebbe insopportabile. Peraltro le parole Sue mi hanno fatto nascere un’idea, che l’Ascoli ha accolto di buon grado: vorrei tentare di aver qui i due codici >fiorentini< per servirmene in unione cogli scolari. Del vaticano mi procurerò almeno alcuni saggi.
Anche per lo studio dell’Intelligenza bisogna che io ricorra al suo aiuto, tanto per libri che per indicazioni. Fino ad ora non ho nemmeno avuto il tempo di pensare che cosa mi sia necessario, che cosa si trovi qui a Milano, che cosa bisogni procurare: con 19 ore e mezza di lezione la settimana non c’è davvero da preparare un corso universitario. Aspetto di momento in momento di essere sollevato, e propriamente lo desidero.
Per qualche tempo perdoni se a ogni poco sarò a importunarla. I ringraziamenti li conservo nel cuore. E con affetto mi raffermo
D’Ancona-Rajna , carteg. 12 fasc. V, lettera no LXXXIX.
C.A.
Debbo risposta a due tue lettere. Nella prima trovo espressioni così gentili e amorevoli a mio riguardo, che mi hanno commosso. No, mio caro, tu non devi nulla a me, ma tutto a te stesso, al tuo bell’ingegno e alla tua buona indole. Io non ho altro merito, se pur l’ho, se non di aver saputo scorgere coteste doti, nascoste sotto tanta e tanto vera modestia, o averti porto qualche eccitamento al fare e dato qualche soccorso di libri e di consigli.
Del resto, ringrazia Dio che ti ha fatto bravo e buono; due qualità che, pur troppo, unite insieme le veggo, specialmente nei giovani, diventar ogni giorno più rare.
Alla seconda ecco che cosa rispondo. Ti posso mandare il Wright, S. Patrizio. Poi anche le Voyage du puys S. Patrice, Genève, Gay, 1867, ed. di Gustav Brunet. Poi Visun de Tundalus ed. Delepierre, Mans, 1837. Poi Mussafia, Appunti sulla visione di Tundalo. Ma quest’ultimo me lo dovresti rimandar prontamente, come pure avrei bisogno dei Monumenti del Mussafia, che troverai certamente costà in qualche biblioteca. A un tuo cenno, ti manderò questi libri raccomandati, e tu farai sempre altrettanto per evitare smarrimenti.
Pel Muralto, se non trovassi da comprarlo proprio a prezzo di banchetto, assicurati prima che contenga poesie politiche del tempo. Quel libro di storia letteraria di cui ti ho scritto è del Cimorelli. Pel Morbio, farai quel che crederai. Mi faresti piacere se passando di S. Piero, o Paolo, all’orto, entrassi al negozio che fu di Gaetano Schiepalti. Mi viene assicurato che gli affari >dell’eredità< si sono accomodati, e che alla direzione della casa è un Benedetto Schiepalti. Io veramente conosco un Benvenuto. Basta, o Benedetto o Benvenuto, fai il piacere di sentire se c’è per me un pacco già bell’e ammannito dal povero sig. Gaetano prima di morire. Del quale risulterebbe il contenuto da lettere mie e sue, e se un mese fa o poco più giunse una mia lettera diretta appunto agli Eredi Schiepalti. Se d’ogni cosa non c’è più traccia a memoria, ma gli affari sono ripresi, riscriverò; e in tal caso non starti ad occupare altrimenti pel Gherardini.
Non credo fattibile l’affare dell’Intelligenza. Io che sono larghissimo quanto al prestito dei codici, non li darei quando dovessero servire, e per lungo tempo, a una lezione. Basta, provatici!
Ti avverto che del Tondalo, nella Raccolta Romagnoli sono due edizioni, una del Giuliari, l’altra del Corazzini. Nel Propugnatore, ci deve essere una chiacchierata del Grion sul Pozzo di S. Patrizio. Del Brandano una nuova edizione deve averla data un par d’anni fa, lo Schade, ma non l’ho: è un piccolo fascicoletto.
P.S. Del meglio mi scordavo. La lettera pel De Gubernatis sta[re]bbe bene, anzi gli farebbe bene codesta lezione, ma così com’è non ti consiglio mandarla. O lascia andar la cosa, e ormai per questo mese è tardi, o tratta l’affare con altro tono.
Rajna-D’Ancona, carteg. 39, fasc. VI, lettera XCI.
Milano, 2 Dicembre 1873
Mio Riverito Sig.r Professore,
A proposito di ciò che Ella mi scrive nel principio della Sua carissima, mi permetterò di conservare un’opinione mia propria. Ma intanto La ringrazio di tante espressioni benevole e affettuose, che ho la ferma coscienza di non mi meritare, ma che pure mi sono assai care come nuova prova della sua bontà che Ella ha per me.
Il Muralto, che a Brera non si trova più, potei vedere all’Ambrosiana. Non ci ho trovato nulla che interessi la storia della poesia popolare, giacché in tutta l’opera non occorrono altri versi che i seguenti, esposti pubblicamente in Roma nell’elezione di Alessandro VI:
Cesare magna fuit, nunc Roma est maxima; Sextus
Regnat Alexander; ille vir, iste Deus.
Ambrosiae, nectar, violae, rosae, lilia, amomum
Turaque sint vis, tibia, cantus, honos.
Accumulant fora, laetitiam testantia flamma,
Scit venisse secum patria grata Iovem.
E seguono altri sette distici, non più popolari di questi. Del resto non si tratta nemmeno di roba nuova, giacché l’annotatore, Pier Luigi Donnini, soggiunge: Horum versuum tria priora disticha aureis litteris exculpta supra domum Agnelli protonotarii legebantur sequentes ad palatium Massimi. Cuius\Coius l. c. pompas omnes describit.
Sono stato dagli eredi Schiepalti. Hanno a memoria la commissione, ed anzi i libri erano già messi da parte; ma la morte del sig. Gaetano ha fatto rimaner sospesa ogni cosa. Tra un mese, e forse meno, gli affari saranno appianati interamente; La pregano di voler allora riscrivere, per maggior sicurezza. Ho usato il plurale, ma veramente pare che l’erede sia uno solo: certo quel medesimo che Ella mi nomina.
Ieri l’altro vidi il D’Adda e scordai di parlargli del poema sul Lautrec. Mi accuso, e riparerò quanto prima. E un’altra dimenticanza ancora: quest’oggi sono stato a Brera e non m’è risovvenuto del Cimorelli. Credo peraltro di aver cercato sotto questo nome e di non aver trovato nulla. Spero di esser più fortunato all’Ambrosiana.
Appena Le torna comodo mandarmi i libri indicati mi farà un gran favore a spedirli. Le farebbe nulla aggiungere il volume 2o delle opere di Marie de France? Non mi pare che quel testo si trovi riprodotto altrove per intero. Ai Monumenti del Mussafia darò di nuovo un’occhiata e poi li spedirò; quando mi occorreranno ancora potrò averli dall’Ascoli.
Le Leggende del Villari non ho trovato né nelle biblioteche pubbliche né dai librai. è strano ma pure è così. Se l’edizione non è esaurita La prego di farmene spedire un esemplare dai Nistri; per il pagamento o ricorrerò a un vaglia o La pregherò di fare per ora le mie parti e poi ci accomoderemo o col Cimorelli, se merita di essere acquistato, oppure colla faccenda Schiepalti.
L’Intelligenza mi pare un argomento buono per le mie conferenze anche se dal ministero non mi si concederanno i codici. I quali del resto dovrebbero servire per me anziché per gli scolari; a loro mi basterebbe mostrarli e indicare praticamente l’uso che se ne può fare. Amerei anche esercitare i migliori alla lettura, e questo, accadendo ogni cosa sotto i miei occhi, non dovrebbe cagionare alcun pericolo. Ma adesso bisogna mi metta pertinacemente in traccia di lapidarii e delle varie versioni dei romanzi d’Alessandro, di Cesare e di Troia. Di quest’ultimo fu stampato nel 70 il testo del Benoit de Sainte More, e me lo procurerò sebbene l’edizione sia riuscita tutt’altro che irreprensibile. Dell’Alessandreide e del romanzo di Cesare sa che sia pubblicata qualcuna delle versioni francesi? Anche per i lapidarii La devo pregare d’indicarmi le fonti migliori. Alcuni dei testi latini sono tra i mss. dell’Ambrosiana, e avrò quindi tutto l’agio di servirmene.
Mi sono procurato le due versioni del Tundalo pubblicate dal Corazzini e dal Giuliari. L’Alessandro Magno curato dal Grion mi fu mandato in dono già da più mesi dall’ottimo Zambrini.
Perdoni il disordine delle idee e delle parole. Fino a che non avrò avviato le cose mie ci sarà nella mia testa una Babele. Se almeno m’avessero liberato dal liceo potrei pensare seriamente a ciò che ho a fare; ma fino ad ora mi tocca a portare anche quel basto: con che gusto, Ella può immaginare. E veramente io sarei in diritto d’essere libero, giacché la notizia ufficiale della mia nomina è pervenuta da più giorni.
P.S. I corsi all’Accademia comincieranno il 5. Tuttavia l’Ascoli mi concederà un poco di respiro, giacché proprio mi sarebbe impossibile essere lesto per quel giorno.
D’Ancona-Rajna, carteg. 12 fasc. V, lettera XC s.a [dicembre 1873].
C.A.
Ier l’altro t’ho mandato un pacco contenente parecchi opuscoli; manca quello di Mussafia su Tundalo perché non so dove si sia nascosto. Del resto, rivolgendoti a Mussafia, che anche nell’ultima sua mi parla di te con molta lode, credo che potrai averlo. Le leggende dantesche del Villari non si trovano più in commercio, ma mi è riuscito trovarne una copia presso il Ferrucci e te l’ho spedita stamani.
Al Ferrucci manderai in cambio, dacché sai che è più miscellaneista di me, qualcheduno dei tuoi scritti passati, o di quelli ch’usciranno fra breve dal Romagnoli. Ho qui ricevuto il tuo pacco contenente il Mussafia e il Cimorelli: per quest’ultimo mi dirai di quanto ti sono debitore.
Pel Muralto, sta bene quanto mi dici. Il Cantù nella prefazione ai Cronisti Milanesi mi dava quelle notizie per cui lo ricercavo: o si tratta dunque di altra opera dello stesso autore, o cotest’opera è stata stampata senza le poesie popolari che il Cantù dice contenervisi, o il Cantù, caso non raro, ha sbagliato.
Ti ringrazio dell’ambasciata fatta a Schiepalti. Se le cose sono appianate, e i libri posti da parte, non sarebbe veramente necessario ch’io riscrivessi tra un mese. Ad ogni modo aspetterò ancora qualche tempo, e poi ti accluderò un biglietto pregandoti di ripassar nuovamente dal negozio, e consegnarlo.
Pel Lautrec fai tutto il tuo comodo: mi basta sapere qualche cosa di sicuro perché Gaston Paris che a Parigi mi farebbe la copia della quarta parte che manca all’esemplare magliabecchiano, desidererebbe saper di sicuro dove trovisi l’unico esemplare completo di quell’importante poema drammatico.
Per l’Intelligenza sarebbe proprio una bella cosa se potessimo star insieme un pajo di giorni: è un argomento al quale ho pensato assai e sul quale ho molti appunti sparsi, anzi avevo voglia di ordinarli, e dir la mia per codesto poema.
Ora ne lascio la cura a te, o anche potremmo metter insieme i nostri studj. Anche jer l’altro, a caso, ho trovato le fonti della parte che riguarda la architettura del palazzo di Madonna. Quanto ai lapidarj vedi nel Propugnatore uno scritto del Narducci: se la memoria non m’inganna, ci deve esser roba da farne conto. Dell’Alessandreide c’è l’edizione del Michelart nella Literarverains di Stuttgard; e l’ha il Comparetti: io ho un’altra edizione che potrò prestarti. Tornando ai lapidarj, il testo migliore è il Marbodo, che dev’esser pubblicato dopo le opere di Ildebert nel 1708. Ci ho da avere tra i miei fogli un raffronto fra Marbodo e l’Intelligenza che mi feci fare da Meyer. Pel raffronto col testo francese marciano del Cesare, ne pregai il Bartoli, che mi menò in lungo, e poi lo fece per sé e lo mise nella sua Storia.
Non mi hai detto se hai consegnato all’Ascoli quei fogli in dialetto cesenatico e se ti potranno essere di alcuna utilità. Vedendolo dovresti pregarlo di mandarmi il suo elogio del Maggi, di cui sento parlare, e che vedrò volentieri per l’encomiato e per encomiatore. Dovrebbe essere, credo, nei Bollettini dell’Istituto, ma questi non so come, da Giugno in poi non li ho più ricevuti.
Ho ricevuto Lunedì il tuo estratto dalla Rivista. Quei testi sono assai interessanti. Quanto alla tue due ipotesi, sono sempre dubbioso anch’io, e per propendere al secondo, come mi sembra tu faccia; vorrei il conforto d’altri casi consimili.
[Poscritto] Da uno scritto di Stengel sui ms. francesi di Torino ricavo che il Pannier che credo sia un discepolo di Gaston, si occupa dei lapidari di Marbodo e dei lapidari in genere. Tempo fa chiesi all’Ascoli l’etimologia di spiare, e mi confermò quella tedesca che mi par dia anche il Diez. Ora un amico mi propone di derivarlo da explicare. A me non par possibile; nonostante dimandagli il suo autorevol parere.
Rajna-D’Ancona, carteg. 39 fasc. VI, lettera XCII.
Milano, 24 Dicembre ’73
Mio Riverito sig.r Professore,
Deve scusare se sono stato del tempo senza scrivere; ho avuto qualche settimana di continue brighe, che mi hanno costretto a rimandare di giorno in giorno le corrispondenze che non fossero assolutamente necessarie. Poi ci si è aggiunta un’altra ragione, questa assai futile, a dir vero. Fui costretto a farmi ritrarre; e siccome Ella altre volte mi aveva espresso il desiderio di un ritratto barbuto, volevo poter aggiungere me stesso alla lettera; ora prima di ottenere alcune copie dovetti aspettare tutti i comodi del fotografo.
La difficoltà che Ella incontrò nel procurarmi le Leggende del Villari raddoppia la mia obbligazione. La prego di dire all’ottimo prof. Ferrucci che gli sono ben grato che abbia consentito a privarsi del libro per utile mio. Gli ho mandato l’estratto dell’articolo stampato nella Rivista; delle cose mie pubblicate nel Propugnatore alcune deve averle di già, e d’altronde sono oramai esaurite; la chiacchierata su Seneca amo meglio non la diffondere. Gli spedirò invece una delle poche copie dei miei cantari; dico poche, ma dovrei dire pochissime, giacché avendo bisogno di altri volumi della collezione Romagnoli stipulai coll’editore un cambio. Il plico è arrivato qui a Milano, ma si trova tuttavia alla stazione; appena mi venga consegnato manderò subito un esemplare anche a Lei; e la pregherò di dirmi nettamente il suo giudizio.
Sono dispiaciutissimo di non poter venire costì per discorrere dell’Intelligenza e approfittare dei Suoi lumi. Ma essendo tuttavia al liceo, perché i nostri decreti non trovano, a quanto pare, il verso di uscire dalla corte dei conti, le mie vacanze si riducono a così poca cosa, da rendermi assolutamente impossibile l’allontanarmi da Milano. Farò dunque come potrò, e quando mi troverò a fronte di questioni per risolvere le quali mi manchino gli elementi, lo dirò senza reticenze anche agli scolari. Siccome si tratterà di conferenze, non di lezioni, la cosa non avrà nulla di sconvenevole. Intanto cerco di preparare qualcosa. Pei lapidarii oramai sono a cavallo. All’Ambrosiana ho spogliato per intero i cataloghi, e così ho trovato un buon codice del Marbodo (sec. XIII), che mi sono trascritto per intero; inoltre varii altri testi latini e italiani. La medesima biblioteca mi ha pur dato l’Ildeberto del Beaugendre, il che viene a dire un’edizione abbastanza buona del poemetto e una versione in francese antico.
Per di più ho pure commesso una copia del testo, pure in antico francese, che si contiene in un codice di Modena, e che anch’esso riposa sul Marbodo. Aggiunga per ultimo la versione stampata dal Narducci, e troverà che nelle condizioni mie presenti mi posso contentare. Del romanzo di Troia di Benoit de St. More ho fatto commettere per conto dell’Accademia l’unica e non troppo lodevole edizione che se n’è fatta; ma se non giungerà in tempo ho pure a mia disposizione un bel manoscritto, anche questo scovato all’Ambrosiana. Per il testo francese dell’Alessandreide ricorrerò alla sua gentilezza; amerei fare una corsa a Venezia per studiare la versione di cui possiede un manoscritto il museo Correr.
Non le dirò quanta curiosità m’abbia fatto nascere dicendomi di aver trovato le fonti della descrizione del palazzo. In grazia del daffare presente non ho ancora potuto occuparmi con assiduità ed ordine dei miei corsi futuri; ma per adesso non saprei proprio dove metter le mani per iscoprire di dove mai sia tratta quella parte del poema.
Non ho anche presentato la domanda per il trasporto dei codici. Spero poco, ma tuttavia un raggio di fiducia mi viene da ciò, che il segretariato generale del ministero dell’istruzione pubblica verrà assunto a giorni dall’on. Bonfadini. Conoscendolo di persona lo pregherò di non permettere le porcherie ch’erano in uso in quest’ultimi tempi, quando per negare un manoscritto non si aveva rossore d’inventare menzogne, e di affermare che stava in infermeria, aspettando la cura del medico. Il saggio dato dal Bandini mi fa vedere che anche dopo la revisione del Carbone è tutt’altro che inutile il ricorrere ai manoscritti. Poiché ho a occuparmi minutamente di questa benedetta Intelligenza, vorrei almeno prepararne un testo critico. Del codice vaticano si è messo alla ricerca per mio servigio quell’ottimo amico che è il Monaci.
Amerei acquistare tutti i volumi della Raccolta che Ella iniziò per i Nistri: i Sette Savi, etc. Si trovano ancora in commercio o ve n’ha di esauriti?
Del De Gubernatis pare ci curiamo tutti e due ad un modo: Ella ne discorse in un poscritto, io dimenticai affatto di parlarne. Difficilmente saprei scrivergli una lettera in termini convenevoli; poi secondo me è uno di quegli uomini ai quali o bisogna mostrare, come uno e uno fanno due, che dicono vere asinità, oppure non dir nulla. A una lettera garbata risponderebbe, e i lettori ingojerebbero in buona fede anche la nuova broda. Scriverò invece su contrastare e contastare una notarella per la Rivista di Filologia Romanza. Mi rincresce che si lascino passare tante castronerie di questo signore, che intanto si atteggia ad arbitro della letteratura e della scienza italiana; ma intendo troppo bene che se è desiderabile che qualcuno gli dia una buona lezione, io non sono per niente affatto l’uomo adatto a far questa parte.
Mille auguri per l’anno nuovo. A lei ne giungeranno da ogni parte, ma dubito ve ne possano essere di più caldi e sinceri di quelli del
P.S. Il march. D’Adda non rammenta di dove gli venisse la notizia che diede sul libro di Lautrec e dubita di una confusione. Un’esemplare fu messo in vendita qualche anno fa non sa più da chi. Egli sperava che trattandosi di cosa stampata a Milano si potesse trovare anche qui; però fece cercare alla melziana e alla trivulziana, ma senza frutto.
Rajna-D’Ancona, carteg. 39 fasc. VII, lettera XCVIII.
Milano, 6 Marzo ’74
Caro e Riverito Sig.r Professore
Adesso adesso ho avuto dal provveditore il codice magliabechiano dell’Intelligenza. Devo esserne grato all’onorevole Bonfadini, che conosco di persona da un pezzo. Ma la buona volontà del Segretario Generale non è valsa a far sì che io avessi anche il ms. Gaddiano, ora appartenente alla Laurenziana; si vede che il cantore dei porci e delle passere è proprio il più cocciuto tra i Cerberi delle nostre biblioteche. Naturalmente si sono messi innanzi i soliti pretesti: il codice è unico, e si trova in un deplorabile stato di conservazione.
Siccome è detto che io non debba mai star quieto un momento, da una settimana mi sono dovuto accomodare a una nuova mutazione. Al Giussani è indispensabile un altro mese di riposo; per ora deve continuare ad astenersi assolutamente dalla lettura. Per attenuare il danno degli scolari l’Ascoli ha voluto provvedere a una supplenza e pregò me di assumermi questo ufficio. Non potevo dir di no, e quindi ho accettato. Veramente da ciò non mi viene un accrescimento di fatica, giacché intanto restano sospese le conferenze di cose romanze, e a me rimane solo la lezione pubblica. Poi io non faccio tutto l’orario che è assegnato al Giussani, ma solo quattro ore e mezza la settimana.
Le lezioni camminano. La paura del pubblico la sento assai poco, e tra breve non me ne resterà più nulla. Piuttosto bisogna che mi avvezzi a tollerare con indifferenza certi altri incidenti; un uscio che si apre mi disturba immensamente e mi espone al pericolo di perdere il filo delle idee. Fino ad ora tutto quello che ho detto è stato una specie di preparazione; ho discorso delle conoscenze di Dante in fatto di lingue straniere; poi ho detto in generale del contenuto della Divina Commedia per mostrare come l’argomento che io tratterò non è se non una parte minima d’un problema sconfinato; finalmente l’ultima volta ho cercato di far vedere che la visione per Dante è qualcosa di connaturato col suo ingegno e non già una semplice forma d’arte, e che però assai più che l’andar in cerca di imitazioni conviene studiare in che modo si siano prodotte quelle condizioni per le quali nacque il suo poema. Così mi sono giustificato della larghezza che darò allo studio delle visioni dell’altra vita, cominciando ben più ab ovo, cioè dalla mitologia greca e da Omero.
Il fascicolo della Rivista di Filologia Romanza si fa aspettare; sono ansioso di sentire il suo giudizio sulla nota che riguarda il De Gubernatis. Vorrei non aver detto né troppo, né troppo poco; ma se anche le mie parole pungessero un pochino, me ne darò pace facilmente. E della Romania Le è giunto il nuovo fascicolo, 1o del ’74? Mi par strano che tardi tanto, mentre la mia parte di bozze l’ho corretta da più che due mesi.
Il Gargiolli dev’essere malato, giacché so di certo che il preside supplisce per lui. Gli scrissi giorni fa e non ho avuto risposta. Voglio tuttavia sperare che non si tratti di cosa grave. E a proposito di malattie, mi permetta di domandarle se sia guarito pienamente suo fratello del quale lessi con vivissimo dispiacere nei giornali il brutto caso.
A Milano sta per pubblicarsi un nuovo giornale letterario. Ella ne sarà certo informata. Lo dirige il Ghiron, della biblioteca di Brera, che è agiato di casa sua e che per di più è spalleggiato nell’impresa da un patrizio milanese. Credo sia Giammartino Arconati. Quando s’hanno quattordici milioni si può anche permettersi di spendere qualche migliaio di lire per ravvivare un pochino la letteratura spicciola.
Al Meus ho dato la commissione di spedirle il seguito della Storia del Tamagni; spero che non se ne sia scordato. Il D’Ovidio sta bene; ha mandato al ministero la sua domanda per il concorso. Per quanto mi sia per rincrescere se egli avrà ad andar via, non posso non desiderare che riesca nell’intento che si propone.
Mi conservi la sua benevolenza e mi creda
D’Ancona-Rajna, carteg. 12 fasc. VI, lettera XCVIII s.a. [18 Aprile 1874].
C.A.
Se tu mi mandi a quel paese, hai tutte le ragioni. Oh senti un po’. L’altr’anno il diavolo mi fece capitar tra’piedi qui a Pisa il Peruzzi, il quale mi chiese di fare una Lettura al Circolo Filologico di Firenze. Preso alla sprovvista, risposi di sì, ma dissi che si sarebbe potuta rimandare la cosa al nuovo anno scolastico. Speravo che se ne fosse dimenticato, ma al principio di Novembre, eccoti una breve lettera che esige l’adempimento della promessa. Rimandai la lettura dal Novembre alle vacanze di Natale, da queste a quelle di Carnevale, poi a quelle di Pasqua; ora ho preso impegno pel tempo della Esposizione, quando andrò per qualche giorno a Firenze. Dirai che ti rubo gli argomenti: di fatti, avevo scelto uno più di competenza tua che mia: le relazioni tra l’antica letteratura francese e l’italiana. Messomi all’opera, non mi riuscì di concludere nulla: il tema è troppo vasto e insieme troppo scientifico, per cavarne fuori una Lettura, scopo della quale è divertire il pubblico. Mi venne la voglia di disimpegnarmi, ma mi fu fatto osservare che delicatamente non potevo, e non pareva neanche conveniente dopo certi fatti occorsi a proposito della cattedra già vacante nell’Istituto, di Storia della Letteratura Italiana. Stetti di mal umore un pajo di giorni, poi mi venne in mente che potevo fare una lettura sul tema che stavo trattando appunto nelle Lezioni all’Università, cioè sulle leggende e visioni anteriori a Dante. Eccomi dunque di nuovo a camminarti sui piedi: valgami di scusa il non sapere se del soggetto delle tue conferenze a Milano, intendi farne un libro. Basta: la morale della favola è questa che tu devi aiutarmi, rimandandomi i libri che ti prestai. Tienli ancora due o quattro o sei giorni ma poi rispediscimili, che il 12 di Maggio non è lontano. Se poi ti occorreranno di nuovo, te li rimanderò.
Di più, fammi il piacere di sentire dal Valentiner se potesse sollecitamente e magari per mezzo postale, farmi avere questi due opuscoli:
Visio Tungdali ed. Osc. Schade. Halijs Saxonum 1869.
Sanct Brandan herausgegeben von Schröder. Erlangen Depold, 1872.
E dacché devi parlar col Valentiner senti se c’è da avere la continuazione del Tamagni, e se della stessa raccolta del Vallardi si potesse avere la Storia delle Arti del Salvatico.
Con questa mia dimanda di restituzione di libri, ho paura di seccarti: ma come si fa? Proprio non sapevo dove dar la testa, e codesto soggetto delle visioni mi è proprio parso il meno male in tanta angustia di tempo e mancanza di scelta.
Ti ho mandato le Osservazioni ai XX sonetti estratto del Propugnatore. Non ti ho potuto mandare l’articolo della Rivista del Niun[...], per che ne ebbi pochissimi estratti, già impegnati.
Sono più contento dacché quelle mie chiacchiere di filologia e di metrica non hanno incontrato la tua disapprovazione. Il lavoro sul Ciullo è tutto scritto e tocca adesso allo stampatore a far la parte sua. Verrà un fascicolo d’oltre cento e forse di 150 pagg. Mi par che la questione sia trattata a punto, e che non ci sia da replicare. Ho scoperto un piccolo errore del Muraldi che era il punto forte delle argomentazioni dei siciliani circa l’anteriorità dell’agostaro oltre i tempi di Federico. Spero che i dotti, e cioè i pochi, approveranno: i Siciliani forse, anzi senza forse, vorranno battagliare, ma io li lascerò dire, e fo per ciò ampia protesta alla fine. Per me ne ho abbastanza: ho dovuto perdere tre o quattro mesi a studiare la costituzione di Federico, la numismatica del tempo, la storia di Saladino, etc. tutte belle cose ma che non hanno a che fare strettamente coi miei studj: Arrogi poi la lettura di tutti gli spropositi dei siciliani e non siciliani sulla materia, e la necessità di rettificarli. Sicché ne ho assai: se altri vuol correre il campo, io mi ritiro. Certo quei signori di laggiù, strideranno: tra le altre in una nota gli ho anche negato la sicilianità di Nina: figurati che tempesta! Ma anche in quest’argomento non mi pare che ci sia replica.
Sento con piacere che farai il lavoro sulle fonti ariostee. Mi è stato riferito che l’anniversario non si farà forse al giorno debito, ma qualche Po’ dopo: sicché avrai tutto il tempo per lavorare. Ad ogni modo, se ciò non fosse, vedi di far forza di remi, e giungere in tempo. è un lavoro utile e che tu solo sei in grado di compiere.
Ho un libretto curioso sul dialetto trevigiano, con metodo e etimologie alla Marzolo: ma qualche cosa ci sarà da razzolare. Lo vuoi? Mandandomi i libri raccomando di raccomandare.
Rajna-D’Ancona, carteg. 39 fasc. VII, lettera no CI.
Milano, 24 Aprile ’74
Mio Riverito sig.r Professore,
Spedii i libri appena avuta la gratissima Sua lettera, ed avendoli raccomandati, non dubito che non siano giunti a tempo debito. Se invece d’essere a Milano mi trovassi un po’ più vicino, colla scusa dell’esposizione di floricoltura mi procurerei il piacere di venir ad ascoltare la Sua lettura; ma a questa distanza bisogna che me ne stia col desiderio. La pregherò quando non le serviranno altro, di prestarmi ancora per qualche tempo i libri spediti; ridotto come sono ad un’unica lezione a settimana - tre conferenze continuo a darle al latino - ho camminato assai lentamente, e non mi vedo anche giunto né a Tundalo né a S. Patrizio. Veramente avrei potuto affrettarmi di più; ma mi ripugna il ripetere cose dette da altri, e però ricorro sempre ai documenti originali, che mi fanno consumare un buggero di tempo. Tanto più mi è parso necessario, perché il Labitte e l’Ozanam commettono gravi omissioni e sono intinti più che mediocremente di pregiudizi. Mi sono fermato a lungo sul materiale classico; ora ho a discorrere dei documenti messianici; quanto alle leggende monacali spero, dopo aver messo un fondamento largo, di potermene sbrigare sollecitamente. L’intenzione sarebbe di raccogliere poi questi studii in un libro; ma dall’intenzione al fatto c’è tanta distanza, che non sarà niente difficile che non ne faccia nulla. Vedrò quando sarò arrivato ad calcem.
Avrà trovato nel pacco lo Schade; me lo procurai in gran furia alcuni mesi fa, ed ancora non l’ho messo a profitto. Quanto al S. Brandano l’ho commesso per conto Suo al Mues, raccomandando che si facesse venire per la posta. La versione francese di questa leggenda pubblicata quarant’anni fa, non mi è stato possibile di averla.
Ho accettato l’incarico propostomi dal comitato per il centenario dell’Ariosto. Pare che le feste s’abbiano a rimandare al Maggio del ’75, cosicché il tempo non mi mancherà. Lavorerò nelle vacanze, giacché per ora ho altro a fare e non mi trovo in condizioni di salute da strapazzarmi. Prima di partire da Milano procurerò tuttavia d’aver disposte le fila di quelle parti che non richiedano sussidii che qui non s’abbiano. Nell’Agosto penso di andare a Torino, dove potrò esaminare alcuni manoscritti che mi saranno utili. Se sarà necessario, farò anche una gita a Parigi.
La ringrazio dell’opuscolo del Barozzi. Ne conoscevo l’esistenza da una rivista del Canello, stampata nel giornale di Treviso.
Qualche tempo fa Ella mi scrisse che la sua bambina stava bene. La notizia mi produsse una sorpresa vivissima e graditissima, giacché Ella non mi aveva mai annunziato di essere padre. Volevo esprimerle prima quanto mi rallegrassi della cosa, poi ritardai e nelle lettere successive credo di non aver toccato quest’argomento. Benché vengano così tarde, spero che Ella accetterà ancora le mie congratulazioni.
Il Giussani continua nelle solite condizioni. Sta bene per tutto il resto, ma assolutamente si deve astenere dalla lettura. Le malattie degli occhi, quando non c’è lesione, sono così strane, che la guarigione potrà venire improvvisa, quando meno si aspetterà. Ma intanto è pur doloroso l’esser colti da una disgrazia di questa sorta, quando appunto s’avrebbe maggior bisogno della vista.
Sarei curioso di discorrere con Lei delle cose dell’Istituto, giacché qui non ne sono giunte che voci confuse. Non so se il De Gubernatis intenda di risentirsi >della mia nota<; se mai accadesse, mi vendicherei collo scrivere una rivista delle riviste della Rivista europea da mandare al Fanfulla. Ma se mi lascia stare anch’io non mi muoverò per nulla.
Non ho anche potuto leggere l’articolo sul maestro del Petrarca, perché la biblioteca di Brera è chiusa per alcuni giorni; ma appena sia riaperta andrò subito a chiedere la Rivista Italiana.
Il D’Ovidio Le ricambia i saluti. L’articoletto sulla lettera del Manzoni è piaciuto molto qui a Milano.
Voglia ricordarsi di me e credermi sempre
D’Ancona-Rajna, carteg. 12 fasc. VI, lettera no. CXIX s.a. (di cui si propone la correzione della cartulazione: XCIX vs. CXIX) [30 Aprile ’74].
C.A.
Ebbi i libri, ma desidererei che tu ordinassi (a conto mio) al Valentiner il Tundalo dello Schade, più l’Iter Alexandrii ad Paradisum edito dallo Zacher, Regimonti, Theile, 1858. Sta pur sicuro che riavrai i testi che ti abbisognano, dopo che avrò finito di servirmene. Vado mettendo in ordine il vasto materiale e il più difficile è costringerlo dentro i confini di una conferenza. Se mi riuscirà male, penserò a stamparla aggiungendo note di erudizione e di bibliografia. Cerco di rivedere i testi, ma non tutti sono facilmente ritrovabili: ad ogni modo, se dovrò stamparla, la manderò prima a te perché tu mi dia il tuo giudizio e mi additi le maggiori lacune. Tutto ciò non toglierà punto opportunità al tuo libro futuro, che avrà indole scientifica mentre la mia Dissertazione avrà soltanto un valore letterario. A proposito, la normale ha l’edizione del S. Brandano fatta dallo Jubinal: se la vorrai potrò, dopo essermene servito, chiederla a nome tuo alla direzione.
Ho piacere assai che tu abbia accettato l’incarico di scrivere sulle fonti ariostee, e che il centenario sia rimandato. Così avrai agio di far un miglior lavoro e senza troppo affaticarti. Se nell’Agosto andrai a Torino, spero che farai una fermatina in Andorno, dove respirerai aria buona, e potrai lasciarmi godere un po’ della tua compagnia.
Avrai avuto l’opuscolo trevigiano, che è proprio fatto pour désopiler la rate.
Io son certo di averti scritto della nascita della bambina che ormai è vicina ai tre mesi, e che è grassa e fresca che fa piacere a vederla. Forse vi è stata una lettera perduta, e l’arguirei anche dal vedere che tu non hai mai risposto alla preghiera che ti facevo anche a nome del Monaci, di pregare il D’Ovidio a far, quando avrà tempo, qualche cosa per la rivista di Filologia Romanza. Se la lettera è andata perduta e non hai fatto già l’ambasciata al D’Ovidio, fagliela adesso salutandolo amichevolmente da parte mia.
Il Ciullo cammina così lentamente che è una vera disperazione. Siamo appena al principio, e dubito assai, andando di questo passo, di poter vederlo stampato prima delle vacanze. Non v’è cosa che mi inquieti tanto quanto le lungaggini tipografiche, ma non c’è modo di liberarsene.
Ci sarebbe da trovare qualche autografo di lombardi illustri contemporanei, cioè del secolo nostro, per l’album di mia moglie? Se mai te ne capitassero e tu potessi farteli dare (in dono, s’intende) memento nostri. Un Grossi, per es., è proprio impossibile a trovarsi, che tu sappia?
Rileggendo la tua lettera vedo che parli della tua salute, e di non poterti strapazzare. Sullo strapazzarsi siamo d’accordo che non debba mai farsi: ma desidero vivamente sapere se vi sono ragioni speciali che adesso ti vietino soverchia applicazione. Per carità, attendi alla salute.
Questa è la lettera dei poscritti. Riceverai con questa un numero della Nazione, con un mio articolo sulle sciagurataggini Scialojane. La cosa interessa anche l’Accademia: chi fila ha una camicia, chi non fila ne ha due. Pure dei denari, puoi crederlo, non mi preme; ma mi duole vedere le istituzioni guastate dal camorrismo napoletano.
Rajna-D’Ancona, carteg. 39 fasc. VII, cartolina postale CII.
6 Maggio ’74
Riverito sig.r Professore,
Secondo me il Guerino è un lavoro originale del maestro Andrea: originale quanto può essere un’imitazione, che inventa i particolari, i personaggi, le combinazioni, ma prende il tono e gli elementi da modelli anteriori. Il Pozzo non può non essere una giunta. S’intende che Dante non tolse nulla da un’opera posteriore alla sua di più di mezzo secolo, se non più.
Non ho anche visto la R. E. Ma credo bene che non mi turberà i sonni.
Ho eseguito le commissioni per il Mues. Comprerò la biografia del Manzoni e il libercolo del Morandi, e mi affretterò a spedirli. Il prezzo Ella me lo rimborserà la prima volta che avrò il piacere di vederla.
Mi creda
Rajna-D’Ancona, carteg. 39 fasc. VII, cartolina postale CIV.
26 Maggio [1874]
Riverito S. Pr.
Fino a che la lettura non sia pronta per la stampa, Ella non potrà privarsi di nessun libro. Tuttavia mi permetto di domandarle se il Wright le occorrerà per molto tempo ancora. Dovrò presto parlare del Pozzo, e ne discorrerò più o meno a lungo a seconda degli aiuti di cui disporrò.
Fino da ora bisognerebbe che sapessi a un dipresso fare un preventivo, per regolarmi quanto alla distribuzione della materia nel poco tempo che mi rimane.
Per ciò che spetta al tempo in cui viveva Andrea da Barberino, la rinvierò ai miei Reali, p. 320. Dopo aver scritto quello che là si dice non ho trovato in proposito nessun altro dato.
Mi creda sempre
P.S. L’amico De Gubernatis m’ha fatto ridere. O finge di non capire o non ha capito nulla. Un’altra volta, se mi vorrò confondere, parlerò più chiaro. Ma per adesso non ho voglia davvero di aggiungere una sillaba.
Rajna-D’Ancona, carteg. 39 fasc. VII, lettera CV.
Milano, 3 Giugno ’74
Riverito sig.r Professore,
Il Wright mi basta di averlo per il 7 e l’8, com’Ella dice; scusi se le do l’incomodo di rispedirlo, e gradisca il magro compenso dei miei ringraziamenti. Degli altri Pozzi, compreso quello di Marie de France, posso fare a meno; l’anno sta per finire, e però avrò solo il tempo di dare alcuni rapidi cenni. Desidero vivamente di vedere la Sua lettura; è inutile soggiungere che ben volentieri correggerò le bozze, se al tempo della stampa sarò tuttavia a Milano. Il Collegio Calchi-Taeggi mi ci tratterrà tutto il Luglio; poi faccio conto di andare a Torino a lavorare un poco per l’Ariosto. Così per incidenza metterò in moto le gambe e le ganasce coi colleghi alpinisti, che quest’anno tengono appunto a Torino la solita adunanza. Più tardi non so dove diamine passerò le vacanze; se sarà necessario per il mio lavoro, andrò forse fino a Parigi, che da un gran pezzo desidero di vedere; se no, mi contenterò di andare a zonzo per l’Italia.
La lettera in cui Ella mi diceva di stimolare il D’Ovidio a scrivere per la Rivista di Filologia Romanza, non andò perduta. Fu una mia dimenticanza se non risposi su questo punto. Il D’Ovidio promise di mandar qualcosa appena avesse potuto e gli si fosse presentato un argomento opportuno.
Ma come va che ancora non si vede l’ultimo fascicolo del ’73? è un pezzo che non ho nuove del Monaci; mi si è detto che stia poco bene, e vorrei non fosse vero. A proposito di mali, il Giussani non è guarito ancora; proprio sarebbe tempo che i suoi occhi mettessero giudizio. Da quindici giorni è in campagna dal Dott. Vignoli, sul Lago Maggiore; sarà di ritorno Sabato.
M’ingegnerò di cercare qualche autografo per l’Album della Sua Signora; mi rincresce di aver troppo poche conoscenze per poter riuscire facilmente.
Dal libraio Monini non sono passato ancora; ne ho trovato oggi l’indirizzo nella Guida di Milano, e ci andrò stasera se farò a tempo.
Solo poche settimane fa lessi il Suo Cecco Angiolieri; aspettavo di avere l’Antologia dell’Accademia, e come spesso succede il fascicolo non tornava più a casa. Mi è piaciuto moltissimo. A proposito: tra i compagni di Cecco Ella nomina un Salvagno ladro: non sarebbe piuttosto il personaggio di questo nome, ladro matricolato, che s’ha in qualche romanzo cavalleresco francese?
Voglia ringraziare a nome mio e del D’Ovidio il Ferrucci, che ci mandò i suoi versi latini per i botanici venuti a visitar Pisa.
All’ambrosiana m’è venuto alle mani un S. Brandano in dialetto veneziano; difficilmente lo pubblicherò; ma certo ne darò presto una breve notizia, accompagnandola con qualche saggio.
Mi continui la sua benevolenza, e mi creda
